logo1small

StefanoMasiero

Stefano Masiero

Info & Contatti

Dove sono


whatsapp

info@smasiero.it | +39 3483214327

Padova/Milano/Roma

Loyalty: scopriamo perché i programmi tradizionali non funzionano più

2025-11-25 15:19

Stefano Masiero

Loyalty, loyalty,

Programmi Loyalty

Per anni ci siamo raccontati che la Loyalty fosse una questione di tessere, bollini, punti e cataloghi più o meno patinati. Bastava infilare una card

Per anni ci siamo raccontati che la Loyalty fosse una questione di tessere, bollini, punti e cataloghi più o meno patinati. Bastava infilare una card nel portafoglio del cliente e convincerlo che, se avesse comprato abbastanza detersivi o passato la domenica mattina in coda al supermercato, prima o poi avrebbe avuto diritto a un frullatore. 

 

Era l’epoca d’oro dei premi sicuri, dei bollini incollati con la stessa dedizione che si riserva agli album Panini e di un consumatore disposto a tutto pur di portarsi a casa un set di pentole che già possedeva in duplice copia. Poi è arrivato il 2026, e quel mondo si è sciolto come un ghiacciolo in agosto.

 

Il problema non è che le aziende non vogliono più investire in loyalty. Anzi. È che ciò che per decenni abbiamo spacciato come “fidelizzazione” era in realtà una forma gentile di baratto: tu compri, io ti premio, e fingiamo entrambi di essere legati da un rapporto emotivo e duraturo. Peccato che il consumatore di oggi, abituato a muoversi tra marketplace aggressivi, social iper-stimolanti e app che conoscono le sue abitudini meglio della madre, non si lasci più incantare da un peluche o da un buono sconto valido solo il martedì tra le 9 e le 11.

 

La verità è che i programmi tradizionali non hanno fallito: sono semplicemente diventati irrilevanti. Non scalano, non sorprendono, non parlano davvero la lingua delle persone. Soprattutto, non hanno nulla a che fare con ciò che chiamiamo “lealtà”. Al massimo stimolano l’inerzia, che è ben diversa: non si torna sempre nella stessa catena per amore, ma perché abbiamo memorizzato la strada. E il giorno in cui una nuova app ci mostra un prezzo migliore a un chilometro di distanza, la magia svanisce.

 

Nel mercato consumer di oggi un’azienda non può più permettersi di pensare alla loyalty come a un progetto da spuntare a fine anno. È un asset strategico, una leva di business, una linea di ricavo e persino una fonte dati di valore incalcolabile. Ma per funzionare deve essere ripensata alla radice. Oggi la vera fedeltà non nasce da un catalogo premi, ma da un’esperienza che faccia sentire il cliente al centro. Non “speciale” a parole, ma veramente riconosciuto, ascoltato e coinvolto.

Le aziende più lungimiranti stanno investendo in programmi dinamici, non più legati alla logica del premio fisico, ma alimentati da personalizzazione, micro-esperienze, contenuti e incentivi su misura. 

 

La loyalty moderna è fatta di interazioni continue, di sfide, di micro-ricompense che arrivano nel momento giusto, di un brand che si comporta più come un allenatore motivazionale che come un negozio di punti. È fatta di gamification intelligente, non infantile; di percorsi che fanno sentire il cliente protagonista, non solo un consumatore da contare alla cassa.

 

Chi opera nel mercato consumer deve investire prima di tutto sui dati. I vecchi sistemi premiavano i comportamenti, i nuovi li anticipano. E qui l’intelligenza artificiale fa la parte dell’amico saggio: osserva, prevede, suggerisce, modella esperienze personalizzate e trasforma ogni interazione in una relazione. Il cliente non torna perché “deve accumulare punti”, torna perché quel brand, a differenza di tutti gli altri, sembra capire veramente cosa gli serve e quando. Non è magia, è data-driven empathy.

 

La loyalty del futuro è anche un ecosistema aperto. I programmi più efficaci non sono recinti chiusi, ma network di partner che amplificano il valore percepito dal cliente. Perché se posso usare i miei vantaggi ovunque nella mia vita quotidiana, dal carburante alla spesa fino all’e-commerce, allora quel programma non è più un micro-mondo artificiale ma un’estensione naturale delle mie abitudini.

 

Serve poi un linguaggio più fresco, più autentico. Il consumatore oggi non si aspetta una brochure, ma una conversazione. Vuole storie, non cataloghi. Vuole sentirsi in un rapporto che cresce nel tempo, non in un contratto da riscattare. La fedeltà è un sentimento, non un saldo punti.

 

In questo scenario, continuare a usare gli strumenti del passato è come cercare di fare il 5G con il Nokia 3310. I programmi tradizionali non funzionano più perché non parlano alle persone di oggi, non si adattano al loro ritmo e non creano un motivo reale per tornare. Le aziende che vinceranno saranno quelle che abbandoneranno l’idea di “premiare l’acquisto” e inizieranno a “premiare la relazione”. Tutto il resto è modernariato da marketing.

 

Vuoi approfondire l'argomento? 

 

Chiama per un consulto gratuito

Acceleriamo la crescita con strategia e innovazione Termini e Condizioni Privacy Cookies

Iscriviti alla Newsletter