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Call center: cambia la voce, non il servizio con i servizi forniti tramite AI

2025-12-01 10:31

Stefano Masiero

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Call center: cambia la voce, non il servizio con i servizi forniti tramite AI

C’è stato un tempo in cui il rumore di fondo dei call center era fatto di cuffie, tastiere veloci e qualche sbuffo tra una chiamata di assistenza e l’altra.

C’è stato un tempo in cui il rumore di fondo dei call center era fatto di cuffie, tastiere veloci e qualche sbuffo tra una chiamata di assistenza e l’altra. Oggi quel suono sta cambiando. E non perché i clienti siano diventati improvvisamente più pazienti, ma perché all’altro capo della linea potrebbe non esserci più un umano: potrebbe esserci un operatore virtuale AI capace di parlare, capire, agire e soprattutto non perdersi mai un colpo. Neppure il lunedì mattina.

 

La verità è che le tecnologie di Voice AI stanno entrando nei reparti customer care con la stessa discrezione di un elefante in un negozio di cristalli: fanno rumore e spostano tutto. Ma, a differenza dell’elefante, portano ordine, coerenza e una capacità di scalare volumi che il più esperto degli operatori umani, a un certo punto, non può fisicamente gestire.

 

Perché i call center stanno cambiando davvero

 

Non siamo più all’IVR che ti chiede di premere il tasto 1 per parlare con un essere umano e il tasto 2 per attendere all’infinito. L’AI vocale di nuova generazione dialoga, ricorda, ragiona, raccoglie informazioni, compila ticket, aggiorna CRM, invia follow-up, e lo fa in tempo reale, con una voce sempre fresca e un tono neutro anche di fronte ai clienti più… “creativi”.

 

Le aziende lo stanno capendo rapidamente: se un operatore umano può gestire 1 chiamata alla volta, un operatore virtuale ne gestisce centinaia in parallelo, senza pause, ferie, straordinari o caffè necessari per sopravvivere al picco stagionale.

E per i CFO, questa non è tecnologia: è poesia.

 

E gli operatori umani? Non spariscono, evolvono (e tirano un sospiro di sollievo)

 

L’ironia è che tra chi accoglie meglio questa rivoluzione ci sono proprio gli operatori più esperti. 

Perché?

 

Perché l’AI prende in carico tutto quello che nessuno vuole davvero fare: le chiamate ripetitive, le richieste base, le operazioni burocratiche, i reminder, gli aggiornamenti automatici, le verifiche dello stato ordine. Quel “15 volte al giorno la stessa conversazione” che svuota le energie e non valorizza nessuna competenza.

 

Il personale umano non scompare: cambia ruolo. Dai call center tradizionali si passerà sempre più a team specializzati in:

  • gestione dei casi complessi;
  • customer experience evoluta;
  • escalation empatiche;
  • supervisione dei flussi AI;
  • controllo qualità e tuning dei modelli conversazionali.

In altre parole: meno “rispondere alle domande di routine”, più “risolvere i problemi veri”. 

Paradossalmente, l’AI non toglie valore agli operatori: gli evita di sprecarlo.

 

Il futuro? I call center come centri di intelligenza, non di volume

 

Tra pochi anni, l'idea di un operatore che passa otto ore al telefono a ripetere le stesse frasi sembrerà un ricordo lontano, se non proprio archeologico. I call center diventeranno:

  • hub di supervisione di agenti AI che gestiscono volumi giganteschi;
  • laboratori di customer journey, con dati conversazionali che guidano prodotti e servizi;
  • ambienti ibridi in cui umani e AI collaborano senza sovrapporsi.

 

Chi oggi inizia ad adottare soluzioni di operatore virtuale AI non sta “tagliando costi”: sta costruendo un vantaggio competitivo che nei prossimi anni diventerà la nuova normalità.

 

La morale della storia

 

Il futuro dei call center non sarà fatto di padiglioni pieni di persone che parlano contemporaneamente. Sarà fatto di AI che gestiscono il grosso del traffico, mentre professionisti umani si dedicano a ciò che richiede empatia, giudizio ed esperienza.

E, se vogliamo dirla con un pizzico di ironia, nei call center del futuro l’unica voce stanca sarà quella degli operatori… quando racconteranno ai nuovi colleghi com’era la “preistoria”, prima che l’AI iniziasse a gestire le chiamate difficili con la calma zen di chi non perde mai la pazienza.

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