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Quando “ci penso io” diventa il principale collo di bottiglia per le PMI in Italia

2025-12-16 11:35

Stefano Masiero

Marketing, fractional-manager, temporary-manager,

Quando “ci penso io” diventa il principale collo di bottiglia per le PMI in Italia

Il limite invisibile che frena crescita, delega e accountability nelle PMI in Italia

Il limite invisibile che frena crescita, delega e accountability nelle PMI in Italia.


C’è un paradosso che attraversa molte PMI italiane con la stessa costanza di un report Excel aperto da mesi e mai aggiornato: fatturati solidi, opportunità di crescita evidenti, mercati che chiamano… e una struttura manageriale che risponde ancora al criterio del “ci penso io”. Il risultato è un’organizzazione che corre, ma senza mappa, bussola e spesso  senza deleghe reali.


Non è una questione di talento imprenditoriale. Al contrario: le PMI italiane sono piene di imprenditori capaci, visionari, instancabili. Il problema nasce quando l’azienda cresce più velocemente del suo modello di governo. Le decisioni restano accentrate, le responsabilità sono distribuite in modo informale e la strategia si confonde con l’operatività quotidiana. In questo contesto, l’idea di inserire un dirigente o un quadro strutturato viene percepita come costosa, rischiosa o, peggio, prematura. Traduzione: “quando saremo più grandi”. Spoiler: senza struttura, più grandi spesso non si diventa.


È qui che entrano in gioco due figure ancora sottovalutate ma estremamente concrete: il Fractional Manager e il Temporary Manager. Non sono consulenti da slide né dirigenti da organigramma ingessato. Sono manager veri, con esperienza verticale, che entrano in azienda per risolvere problemi specifici, costruire processi e trasferire metodo. La differenza è semplice ma decisiva: non si limitano a dire cosa fare, lo fanno insieme all’azienda.


Il Fractional Manager è la risposta moderna al “mi serve un direttore, ma non a tempo pieno”. Porta competenze di alto livello – marketing, finanza, operations, HR, digitale lavorando per una frazione del tempo, con un costo sostenibile e una flessibilità totale. È il modo più intelligente per introdurre visione strategica senza appesantire la struttura. Soprattutto, è un acceleratore culturale: introduce KPI, deleghe chiare, priorità misurabili. In altre parole, toglie l’azienda dalla modalità “emergenza permanente”.


Il Temporary Manager, invece, è l’uomo o la donna giusta quando l’azienda attraversa una fase critica: crescita rapida, ristrutturazione, passaggio generazionale, ingresso in nuovi mercati. Ha un mandato chiaro, un orizzonte temporale definito e un obiettivo misurabile. Non chiede tempo per ambientarsi: entra, analizza, decide, implementa. E quando il lavoro è fatto, esce lasciando processi, team e competenze più solidi di prima.


Per una PMI, il vero vantaggio non è solo economico, ma strategico. Queste figure permettono di separare finalmente il “fare” dal “decidere”, liberando l’imprenditore dal ruolo di collo di bottiglia universale. Consentono di testare modelli organizzativi evoluti senza impegni irreversibili. E soprattutto riducono il rischio: quello di crescere male, di perdere opportunità o di scoprire troppo tardi che l’azienda è diventata complessa senza essere strutturata.


In un mercato dove l’improvvisazione non è più un vantaggio competitivo, l’ingegnerizzazione delle PMI passa da qui: manager temporanei, responsabilità chiare, processi replicabili. Non è una rivoluzione. È semplice buon senso manageriale, applicato con intelligenza. E, ironia della sorte, spesso costa meno di continuare a fare tutto da soli.


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